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AIAC Trentino-Alto Adige ricorda il Professor Furlanello

È sempre difficile e doloroso dare l’addio a chi ci lascia. Lo è, in modo speciale, se si tratta di nostri cari, amici e conoscenti che ci sono particolarmente vicini. Ma l’addio risulta doloroso anche se, chi se ne va, ha lasciato, nel suo cammino terreno, un’impronta speciale, significativa, riconoscibile.
È questo, certamente, il caso del Professor Francesco Furlanello, padre della cardiologia trentina ed aritmologo di fama internazionale, che ci ha lasciato pochi giorni orsono.
Veronese di nascita, ma trentino di adozione, il Prof. Furlanello fondò nel 1973 la Divisione di Cardiologia e il Centro Aritmologico dell’Ospedale S. Chiara di Trento. Furono anni gloriosi per la cardiologia trentina, dall’impianto del primo defibrillatore ai memorabili incontri scientifici presso Marilleva. A Trento giungevano sportivi da tutta Italia per la cura delle aritmie.
Molti di noi non hanno avuto la possibilità di conoscerlo personalmente; tuttavia, lo ricordano attraverso i suoi allievi per le sue speciali qualità professionali. Qualità che, in un medico, si da per scontato siano implicite, ma che, in alcuni, più che in altri, raggiungono una particolare rilevanza.
Si è parlato del suo metodo, della sua dedizione, del suo rigore, della sua capacità intuitiva e della sua tenacia, ma i risultati scientifici, i successi diagnostici e curativi, i traguardi professionali da lui raggiunti, sono comprensibili soltanto in quanto, certamente, corroborati da una profonda passione per il proprio lavoro.
Fellow della Società Cardiologica Europea e socio fondatore dell’AIAC, nonché fellow AIAC, il Prof Furlanello fa parte di quelle grandi figure, che con il loro carisma, la loro lungimiranza, l’impegno, e la caparbietà sono capaci di indicare gli obiettivi cui tendere e costituiscono lo stimolo, lo sprone ed il carburante perché possano essere raggiunti.
A lui, quindi, deve andare il ricordo e la gratitudine di tutti noi. Dei malati che lui ha curato, di quelli cui ha salvato la vita, di tutti quelli che potranno essere curati e salvati grazie ai progressi scientifici cui, lui, ha dato impulso. Ma, a lui, deve andare soprattutto il ricordo e la gratitudine di tutti quelli che, come noi, ne hanno seguito e ne dovranno seguire le orme.
Orme che, come detto, soltanto pochi uomini sono capaci di lasciare così profonde e riconoscibili, nel loro passaggio sulla terra.

Trento, 15 gennaio 2023

Il Direttivo AIAC Sezione Regionale Trentino-Alto Adige

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