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Ampliare le indicazione dell’ICD profilattico?

Sul JAMA una ricerca statunitense suggerisce che i benefici dell’ICD nei pazienti con frazione di eiezione del ventricolo sinistro compresa tra il 30% e il 35% siano simili a quelli dei pazienti scompensati con frazione di eiezione più severamente depressa.

Il defibrillatore cardioverter impiantabile(ICD) viene impiantato di routine nei pazienti con scompenso cardiaco con frazione di eiezione del ventricolo sinistro (LVEF) inferiore o uguale al 35% per prevenire la morte cardiaca improvvisa. Le evidenze sui benefici in pazienti con frazione di eiezione vicino al limite superiore dell’intervallo di rischio – cioè tra il 30% e il 35% – sono ancora ad oggi insufficienti poiché sono pochi i pazienti arruolati nei trial clinici che rientrano in questa categoria di rischio bordeline. Una lacuna che andrebbe colmata considerato che negli Stati Uniti un gran numero di ICD viene impiantato anche in questi pazienti.

L’analisi retrospettiva pubblicata dal JAMA ha voluto studiare la sopravvivenza associata a questa terapia per caratterizzare i pazienti con LVEF tra il 30% e il 35% e confrontare la sopravvivenza dei pazienti con e senza ICD.

Lo studio

Attingendo ai dati del registro NCDR ICD e del database sullo scompenso cardiaco GTWG-HF, Sana Al-Khatib e colleghi hanno confrontato i benefici in termini di ridotta mortalità per tutte le cause associata all’ICD profilattico nei pazienti con LEFV tra il 30% e il 35% e nei pazienti con LEFV al di sotto del cut off del 30%. In tutto hanno sono stati esaminati 3120 pazienti con LEFV tra il 30% e il 35% (816 in studi caso-controllo) e 4578 con LEFV maggiore di 30% (2176 in studi caso-controllo).

Gli autori riportano di aver riscontrato a un follow-up mediano di 4,4 anni una mortalità simile nei due gruppi a confronto. A 3 anni di distanza i tassi aggiustati di mortalità nel gruppo con LEFV tra il 30% e il 35% sono risultati del 47,1% nei pazienti con impianto di ICD e del 58% dei pazienti senza ICD. Mentre nel gruppo di pazienti con LEFV inferiore al 30% sono risultati rispettivamente del 46,1% e del 57%.

Per i pazienti con ICD con LEFV non severa tra il 30% e il 35% l’Hazard Ratio era dello 0,83 (CI 0,69 – 0,99, p = 0,04) e quello per i pazienti con ICD con LEFV severa inferiore del 30% era dello 0,72 (CI 0,65 – 0,81, p < 0,001).

Conclusioni

“Tra i beneficiari di Medicare ospedalizzati per scompenso cardiaco e con un valore di LVEF tra il 30% e il 35% e inferiore al 30%, la sopravvivenza a 3 anni è risultata migliore nei pazienti sottoposti a impianto di ICD profilattico rispetto ai soggetti comparabili senza ICD”, commentano gli autori dello studio. “Questi risultati supportano le raccomandazioni delle linee-guida sull’impianto di ICD profilattico nei pazienti eleggibili con un valore di LVEF pari o inferiore al 35%.”

Bibliografia

Al-Khatib SM, Hellkamp AS, Fonarow GC, et al. Association Between Prophylactic Implantable Cardioverter-Defibrillators and Survival in Patients With Left Ventricular Ejection Fraction Between 30% and 35%. JAMA 2014; 311: 2209-15. doi:10.1001/jama.2014.5310

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