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Donne e aritmie. Le considerazioni dal XII Congresso AIAC

Donne e aritmie

Dall’analisi di un elettrocardiogramma è molto semplice intuire il sesso del soggetto esaminato: le donne hanno una frequenza cardiaca a riposo più elevata, complessi QRS più brevi e intervalli QT corretti più lunghi. Ciò nonostante, non esistono raccomandazioni di genere per quanto riguarda le terapie elettriche per i disturbi del ritmo cardiaco e gli scompensi. L’argomento è stato recentemente affrontato in due articoli italiani pubblicati sulla rivista Europace, nei quali sono state riportate le considerazioni emerse durante il XII Congresso nazionale dell’AIAC.

Il primo dei due articoli – con la firma del presidente AIAC Giuseppe Boriani come primo autore – ha preso in considerazione le differenze di genere relative a fisiologia, epidemiologia e accesso alle terapie (1). Se da un lato è noto che gli ormoni sessuali giocano un ruolo fondamentale nel determinare il processo di differenziazione che caratterizza individui di sesso maschile e femminile dalla pubertà in poi, non è ancora chiaro quale siano i meccanismi in grado di mediare questi effetti. Differenze di genere si manifestano poi anche a livello di incidenza dei disturbi aritmici (ventricolari e sopraventricolari) e della morte cardiaca improvvisa. Aritmie che, inoltre, costituiscono un problema rilevante in gravidanza, sia per quanto riguarda la diagnosi che il trattamento.

Nel secondo articolo, Igor Diemberger del Policlinico universitario Sant’Orsola-Malpighi di Bologna e colleghi si sono invece concentrati sulle differenze di genere relative agli aspetti procedurali delle terapie elettriche (2). Infatti, nonostante gli avanzamenti tecnologici e l’impiego sempre maggiore di dispositivi impiantabili e di ablazioni transcatetere, esistono ancora differenze sostanziali tra uomini e donne in merito a comportamenti medici e outcome procedurali. Le donne, ad esempio, vengono indirizzate più tardi verso un ablazione transcatetere per il trattamento delle aritmie sopraventricolari, con conseguenze negative in termini di efficacia. Inoltre, sembra che le pazienti di sesso femminile ottengano benefici minori dall’impianto di un defibrillatore come prevenzione primaria, ma che rispondano meglio degli uomini alle terapie di resincronizzazione.

 

Bibliografia
1. Boriani G, Lorenzetti S, Cerbai E, et al. The effects of gender on electrical therapies for the heart: physiology, epidemiology, and access to therapies: A report from the XII Congress of the Italian Association on Arrhythmology and Cardiostimulation (AIAC). Europace 2017; DOI: 10.1093/europace/eux068
2. Diemberger I, Marazzi R, Casella M, et al. The effects of gender on electrical therapies for the heart: procedural considerations, results and complications: A report from the XII Congress of the Italian Association on Arrhythmology and Cardiostimulation (AIAC). Europace 2017; DOI: 10.1093/europace/eux034

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