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FA: con la terapia ventilatoria meno recidive

Una meta-analisi pubblicata sul JACC: Clinical Electrophysiology conclude che la terapia ventilatoria meccanica CPAP riduce del 42% il rischio di una recidiva di fibrillazione atriale nei pazienti con apnea ostruttiva del sonno.

L’apnea ostruttiva del sonno è associata a un aumentato rischio di morbilità e mortalità cardiovascolare e anche a un aumentato tasso di recidiva di fibrillazione atriale. Il 50% delle persone che soffrono di apnea ostruttiva nel sonno manifesta eventi di fibrillazione atriale. Nonostante le linee guida identifichino l’apnea ostruttiva notturna come un fattore di rischio per la fibrillazione atriale, non vengono date delle indicazioni sullo screening di questa condizione, né sui possibili benefici dell’uso della terapia ventilatoria meccanica a pressione positiva delle vie aeree (Continuous Positive Airway Pressure, CPAP) che viene usata per allievarne sintomi.

Il punto cruciale è che, ad oggi, il legame tra CPAP e riduzione della fibrillazione atriale è stato dimostrato solo in studi monocentrici e condotti per lo più su piccole coorti di pazienti. Una valutazione comprensiva di questa condizione è necessaria per raggiungere un consenso. Proprio in quest’ottica si pone la meta-analisi condotta alla New York University School of Medicine su sette studi prospettici per un totale di 1.087 pazienti. “Questa meta-analisi rappresenta una robusta evidenza che la terapia ventilatoria dell’apnea, insieme al controllo dell’ipertensione e della colesterolemia, potrebbe avere un forte impatto nella cura a lungo termine della fibrillazione atriale in pazienti affetti da apnea ostruttiva nel sonno”.

Lo studio

La meta-analisi ha incluso i dati di sette studi di coorte prospettici pubblicati tra il 2003 e il 2013 che complessivamente hanno messo a confronto i dati di 557 pazienti con apnea ostruttiva utilizzatori della CPAP e 530 non utilizzatori del CPAP. Cinque studi avevano incluso pazienti con FA sottoposti ad isolamento delle vene polmonari (PVI) con ablazione transcatetere, due studi con pazienti trattati con farmaci antiaritmici.

Dalla lettura complessiva dei dati è stata calcolata una riduzione del rischio relativo di ricorrenze di fibrillazione atriale del 42% nel gruppo degli user del CPAP rispetto ai non users (relative risk: 0,58; 95% CI: 0,51 to 0,67; heterogeneity chi-square p = 0,91, I2 = 0%). Una riduzione sovrapponibile è stata calcolata nei due sottogruppi di pazienti sottoposti all’isolamento delle vene polmonari e non.

L’analisi di sensibilità per testare la robustezza dei dati ha accertato che nessun singolo studio prevaleva sugli outcome complessivi. Anche escludendo lo studio più ampio con 640 pazienti, il relative risk è risultato di 0,55. Inoltre non è stata riscontrata alcuna associazione delle singole covariabili incluse (età, genere, indice di massa corporea, ipertensione, diabete e malattia cardiovascolare) con la recidive di fibrillazione atriale.

 Conclusioni

Data la riduzione del rischio relativo del 42% di una recidiva, il CPAP potrebbe essere presa in considerazione come terza opzione terapeutica da aggiungere alla terapia farmacologica e all’ablazione. Per valutare l’efficacia di questo trattamento si rendono necessari degli studi clinici randomizzati disegnati ad hoc.  “Ma nell’attesa l’uso e l’aderenza dovrebbero essere promossi in modo aggressivo in questa categoria di pazienti”, concludono gli autori auspicando un aggiornamento delle attuali linee guida per la gestione della fibrillazione atriale.

Bibliografia

Shukla A, Aizer A, Holmes D, et al. Effect of obstructive sleep apnea treatment on atrial fibrillation recurrence. A meta-analysis. JACC Electrophysiol 2015; 1: 41-51.

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