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FA isolata: alla ricerca del substrato fisiopatologico

Esiste un substrato fisiopatologico responsabile dell’insorgenza e delle possibili recidive di fibrillazione atriale in pazienti che non presentano condizioni cliniche concomitanti potenzialmente responsabili di tale aritmia? Uno studio recente pubblicato su Circulation tenta di rispondere a questa domanda.

La fibrillazione atriale è la più comune aritmia sostenuta nella popolazione generale, la cui prevalenza è in costante crescita così come i costi sanitari ad essa associati. Pur non essendo un’aritmia di per sé pericolosa per la vita, i pazienti affetti da fibrillazione atriale presentano un rischio aumentato di ictus cerebri su base tromboembolica e morte prematura. In circa un terzo dei pazienti, l’insorgenza di tale aritmia non è preceduta dalla presenza di concause favorenti di natura cardiovascolare (per esempio, valvulopatie e ipertensione) e non-cardiovascolare (per esempio, ipertiroidismo e sindrome delle apnee ostruttive notturne). In questo caso, la fibrillazione atriale è definita isolata, visto il verificarsi dell’aritmia in assenza di condizioni cliniche concomitanti.

Studi recenti hanno dimostrato che i pazienti con fibrillazione atriale isolata possono presentare disfunzione ventricolare di grado lieve e che tale compromissione funzionale, che frequentemente si accompagna a rimodellamento negativo del ventricolo sinistro, è solo parzialmente reversibile dopo ripristino del ritmo sinusale. La disfunzione ventricolare secondaria a fibrillazione atriale è il risultato di un’alterata riserva coronarica, di una compromissione delle correnti ioniche che regolano il potenziale transmembrana e la contrazione cardiaca e di un aumentato stress ossidativo con incremento dei processi di fibrosi tissutale. Tali condizioni possono giustificare la presenza di una forma di cardiomiopatia subclinica che potrebbe favorire l’insorgenza e le recidive di fibrillazione atriale nonostante l’assenza di fattori promuoventi l’aritmia. Uno studio pubblicato questo ottobre su Circulation (1) ha valutato le variazioni della funzione ventricolare sinistra e del metabolismo energetico prima e dopo ablazione transcatetere di fibrillazione atriale isolata.

 

Lo studio

Cinquantuno pazienti consecutivi affetti da fibrillazione atriale isolata sono stato sottoposti a risonanza magnetica nucleare e spettroscopia di risonanza magnetica del fosforo, al fine di determinare struttura/funzione e metabolismo energetico miocardico prima e dopo una procedura di ablazione transcatetere. I risultati ottenuti prima, a circa 4 giorni e dopo 6-9 mesi dalla procedura, sono stati confrontati con quelli di 25 pazienti in ritmo sinusale. L’analisi pre-ablazione ha evidenziato una compromissione significativa della funzione ventricolare sinistra (LVEF: 61% vs 71%; p<0.001) e del metabolismo energetico cardiaco (rapporto fosfocreatina/ATP: 1.81 vs 2.05; p=0.002) nei pazienti in fibrillazione atriale rispetto al gruppo dei pazienti in ritmo sinusale. Subito dopo la procedura, il ripristino del ritmo sinusale ha determinato un miglioramento significativo della frazione di eiezione e del metabolismo energetico. Tuttavia, a 6-9 mesi dall’ablazione non si è osservato un ulteriore miglioramento della funzione ventricolare sinistra e del metabolismo energetico cardiaco, che si sono mantenuti significativamente al di sotto dei valori di normalità riscontrati nel gruppo controllo, nonostante una significativa riduzione del burden di fibrillazione atriale durante il follow-up.

Conclusioni

I pazienti con fibrillazione atriale isolata presentano una forma di cardiomiopatia subclinica caratterizzata da una compromissione della funzione contrattile e del metabolismo energetico cardiaco. Tale condizione non regredisce completamente dopo ripristino del ritmo sinusale e rappresenta il substrato che potrebbe favorire l’insorgenza e le recidive di fibrillazione atriale.

Domenico Giovanni Della Rocca, MD
Dipartimento di Cardiologia, Policlinico “Tor Vergata”, Roma

Bibliografia

Wijesurendra RS, Liu A, Eichhorn C, et al. Lone atrial fibrillation is associated with impaired left ventricular energetics that persists despite successful catheter ablation. Circulation. 2016; 134: 1068-81.

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