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I tempi delle infezioni post impianto

Le infezioni correlate post impianto del dispositivo cardiaco aumentano con il passare dei mesi, per la maggior parte insorgono oltre un anno dalla procedura. Una ricerca pubblicata su Europace mette in luce che le infezioni tardive più frequenti sono correlate agli impianti di defibrillatore biventricolare.

Come tutte le protesi anche i dispositivi cardiaci impiantabili sono soggetti a infezioni che insorgono in tempi più o meno lunghi dopo la procedura. L’incidenza di questa complicanza varia notevolmente tra le varie casistiche; stime attendibili sembrano indicare un’incidenza reale tra l’1% ed il 2%. Le casistiche fanno però riferimento per lo più a infezioni che si manifestano oltre i 12 mesi dall’impianto che hanno un impatto considerevole e che pertanto merita essere indagato e valutato.

Jeffrey D. Unsworth e colleghi hanno voluto confrontare l’incidenza di infezioni precoci e di quelle tardive che si sviluppano nei pazienti sottoposti a un impianto cardiaco complesso. L’analisi retrospettiva dei dati clinici raccolti ha rilevato che 18 delle 24 infezioni registrate erano avvenute dopo 12 mesi dall’impianto e 9 di queste dopo i 24 mesi. L’impianto più soggetto a rischio di infezioni nei tempi lunghi è quello del sistema pacing biventricolare più defibrillatore.

Lo studio

Lo studio ha esaminato 496 pazienti (età media 73 + 8 anni) che avevano ricevuto o la terapia di resincronizzazione con o senza defibrillatore (CRT-D o CRT-P) oppure il solo defibrillatore cardioverter impiantabile (ICD). Il 70% dei pazienti era di genere maschile. Come endpoint primario dello studio è stata presa in considerazione la rimozione del dispositivo per infezioni correlate all’impianto.

Nell’arco di 1883 anni-pazienti di follow-up sono state registrate 24 infezioni (4,8%) ci cui 6 entro 12 mesi dall’impianto (1,2%) e 18 (3,7%) a distanza di almeno 12 mesi dall’impianto (P < 0,025). L’intervallo medio tra impianto e insorgenza dell’infezioni precoci è risultato di 6 mesi (+ 3,7) e quello tra impianto e insorgenza delle infezioni “tardive” di 30 mesi (+ 14,4).

L’incidenza di infezioni precoci post impianto ICD, CRT-P e CRT-D è risultata rispettivamente dell’1,5%, 1,6% e 0,6% mentre quelle tardive del 2,2, 2,1 e 6,4%. L’incremento delle infezioni tardive era determinato dall’incremento delle infezioni nel gruppo di pazienti con impianto di CRT-D (P < 0,001 confrontato con le infezioni precoci CRT-D).

Conclusioni

In sintesi lo studio ha rilevato una percentuale di incidenza di infezioni nei primi mesi dall’impianto dell’1,2% che sale al 3,2% superati la soglia temporale dei 12 mesi. Questo incremento è guidato per la gran parte dalle infezioni post impianto CRT-D. Le percentuali rilevata sono coerente con le casistiche già note e anche con i pochi numeri raccolti in altri studi sulle infezioni tardive.

L’impianto di CRT-D sembra quindi essere a più alto rischio di infezioni rispetto agli altri impianti cardiaci di ICD e CRT-P. Le spiegazioni, ipotizzano i colleghi britannici, potrebbero essere ricercate nella procedura eseguita, nelle caratteristiche del dispositivo nonché nelle caratteristiche cliniche del paziente.  Ad esempio, il generatore del CRT-D è generalmente più grande rispetto a quello del CRT-P: una maggiore superficie di esposizione si correla a un maggior rischio di infezioni. Oltre a ciò l’impianto del CRT-D richiede una manipolazione prolungata dell’elettrocatetere del ventricolo sinistro. Infiammazioni e trombosi secondarie come conseguenza del danno meccanico potrebbero predisporre a colonizzazioni batteriche e infezioni. Infine, anche la diversità demografica e di morbidità dei pazienti influirebbe sul rischio di sviluppare infezioni. Frequentemente, i pazienti candidati all’impianto del CRT-D hanno il diabete, lo scompenso e una serie di comorbidità che si associano a una condizione di immunodeficienza e di resistenza alle infezioni.

Laura Tonon
Think2.it

Bibbliografia

Unsworth JD, Zaidi A, Hargreaves MR. Increased late complex device infections are determined by cardiac resynchronization therapy-defibrillator infection. Europace

 

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