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Il peso del sesso nei benefici dell'ICD

Le donne ricevono meno shock appropriati dal defibrillatore cardioverter rispetto agli uomini. Secondo un recente studio pubblicato su Europace andrebbe tenuto conto di questa differenza di genere nella selezione dei pazienti candidati all’impianto dell’ICD.

Le linee guida internazionali raccomandano l’impianto di un ICD nei pazienti con ridotta frazione di eiezione ventricolare sinistra per prevenire la morte improvvisa. Tuttavia dati dal real world suggeriscono che gli effetti collaterali non siano trascurabili e i benefici della terapia con ICD sarebbero inferiori rispetto quanto previsto dalle evidenze dei trial controllati. Inoltre, non è ancora certo se le donne traggano gli stessi benefici degli uomini dall’impianto del device cardiaco.  Alcuni studi hanno infatti evidenziato una differenza di genere a sfavore del genere femminile: le donne hanno meno probabilità di avere un trattamento corretto con ICD, ma hanno lo stesso grado di complicazioni, riducendo così il beneficio netto del trattamento; le donne hanno una minore probabilità di ricevere shock appropriati dopo il primo anno di impianto, ecc. Resta da capire l’esatta influenza di genere sulla terapia dell’ICD.

Sulla rivista Europace i colleghi svizzeri e tedeschi pubblicano un ampio studio retrospettivo monocentrico che ha voluto fare maggiore chiarezza analizzando le differenze di genere nella mortalità per tutte le cause, nella mortalità senza un primo shock e l’erogazione di shock appropriati.

Lo studio

Lo studio retrospettivo monocentrico ha preso in esame 1.151 pazienti consecutivi sottoposti a impianto di ICD tra il 1998 e il 2010 e ne ha valutato mortalità e primo shock appropriato del dispositivo nel corso di 4,9 + 2,7 anni successivi all’impianto. Le donne comprendevano il 19% dei pazienti arruolati. Le differenze di genere sono state analizzate usando il modello multivariato di COX correggendo per uno o più fattori di confondimento.

È stato calcolato che durante il follow up sono deceduti 318 pazienti con una frequenza di 5,9% pazienti per anno tra gli uomini e del 4,9% tra le donne (uncorrected P = 0,08); 266 pazienti avevano ricevuto un’erogazione appropriata dell’ICD (6,3% per anno tra gli uomini e 3,6% tra le donne, P = 0,002). Dopo la correzione multivariata, i predittori indipendenti di mortalità per tutte le cause erano: l’età (hazard ratio, HR = 1,04 per year of age, 95% confidence interval (CI) [1,03–1,06], P < 0,001), la frazione di eiezione ventricolare sinistra (HR = 0,98 per %, 95% CI [0,97–1,00], P = 0,025), la funzione renale (HR = 0,99 per mL/min/1,73 m2, 95% CI [0,99–1,00], P = 0,009), l’uso di diuretici (HR = 1,81, 95% CI [1,29–2,54], P = 0,0023), la malattia arteriosa periferica (HR = 2,21, 95% CI [1,62–3,00], P < 0,001) e la malattia polmonare ostruttiva cronica (HR = 1,48, 95% CI [1,13–1,94], P = 0,029), ma non il sesso. Mentre il genere femminile (HR = 0,51, 95% CI [0,33–0,81], P = 0,013), l’anzianità (HR = 0,98, 95% CI [0,97–0,99], P < 0,001) e l’indicazione alla terapia profilattica primaria con ICD (HR = 0,69, 95% CI [0,52–0,93], P = 0,043) erano variabili  indipendenti dell’attenuazione di erogazione di shock appropriati.

Conclusioni

In sintesi, sono stati identificati sette predittori di rischio di mortalità per tutte le cause e tre predittori indipendenti di shock appropriati. I fattori di rischio per la mortalità – spiegano gli autori – non corrispondono a quelli delle aritmie maligne.

Lo studio ha evidenziato per la prima volta che dopo impianto di ICD e CRT-D le donne ricevono il 50% in meno di shock appropriati rispetto agli uomini, pur avendo un rischio di mortalità paragonabile. Il genere femminile è risultato essere uno dei predittori indipendenti della ridotta erogazione di shock appropriati. Questi risultati potrebbero essere tenuti in considerazione per una migliore selezione dei candidati al defibrillatore sulla base di fattori di rischio, non da ultimo il sesso del paziente.

Bibliografia

Seegers J,  Conen D,  Jung K, et al. Sex difference in appropriate shocks but not mortality during long-term follow up in patients with implantable cardioverter-defibrillators. Europace First published online: 30 November 2015

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