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In ricordo del professor Paolo Rossi

Il 31 dicembre 2017 si è spento all’età di 90 anni il professor Paolo Rossi, primario emerito di cardiologia, figura carismatica della cardiologia italiana e padre fondatore della cardiologia novarese. Proprio nell’Unità Coronarica di Novara da lui fondata ha trascorso gli ultimi giorni spegnendosi serenamente l’ultimo giorno dell’anno.

Nato a Pergola nelle Marche il 17 gennaio 1927, conseguì la laurea in Medicina e Chirurgia e la specializzazione in cardiologia presso l’Università degli Studi di Roma. Alla fine degli anni ’50 svolse un periodo di lavoro e ricerca al Cardiological Department del Philadelphia General Hospital diretto dal Prof. Samuel Bellet; negli anni ’60  lavorò come aiuto cardiologo presso la Divisione di Cardiologia dell’Ospedale S.Camillo di Roma, diretta dal famoso Prof. Vittorio Puddu, contribuendo all’apertura  nel 1964 della prima Unità Coronarica italiana. Nel 1972 iniziò la sua attività di primario presso l’Ospedale Maggiore di Novara, dove fondò la moderna cardiologia novarese: in pochi anni aprì l’Unità Coronarica, il Laboratorio di Emodinamica e di Elettrofisiologia, contribuì ad avviare la cardiochirurgia, mantenendo la struttura a livelli di eccellenza nazionale ed internazionale. Ebbe anche ruoli importanti presso le società scientifiche cardiologiche: fu presidente regionale dell’Associazione Nazionale Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) e direttore del Giornale Italiano di Cardiologia.
All’attività organizzativa di strutture e tecnologie all’avanguardia, unì la continua assistenza ai malati e affiancò sempre l’attività di ricerca con un’importante e numerosa produzione scientifica. Nel 1983 applicò a un paziente il primo pacemaker rate-responsive guidato dalla frequenza respiratoria; questo gli valse, insieme al Prof. Camilli, un prestigioso riconoscimento scientifico da parte della Società Nord-Americana di Pacemaker ed Elettrofisiologia (NASPE) e fu premiato ufficialmente a Washington nel 1991 durante il Congresso Mondiale di Elettrostimolazione ed Elettrofisiologia.
Nel panorama scientifico dell’elettrostimolazione cardiaca fu sempre presente sia a livello italiano che internazionale con studi di valutazione funzionale di fisiopatologia cardio-respiratoria e di tutte le nuove tecnologie, con innumerevoli pubblicazioni di elevato spessore scientifico. Sempre instancabile, critico e innovativo, fu affiancato dai suoi collaboratori,  che stimolava quotidianamente e duramente a lavorare, studiare ed elevare sempre più il livello culturale: il risultato fu l’affermarsi di molti suoi allievi, che hanno ricoperto e ricoprono tuttora importanti ruoli in tutta la cardiologia italiana.

Raggiunta l’età del pensionamento nel 1992, non si fermò e continuò su nuove strade innovative e difficili: acquisì una nuova laurea in bioetica presso l’Università di Roma, producendo una corposa produzione su temi di bioetica e filosofia della medicina. Molti colleghi, giovani e meno giovani, ricordano la “sua” rivista L’Informazione Cardiologica, che trattava e diffondeva, a cardiologi e non, temi a tutto campo spaziando dalla cardiologia clinica alla valutazione delle tecnologie più avanzate, a profonde e complesse trattazioni di bioetica.
E poi il suo costante e instancabile impegno umanitario: negli anni ’90 e 2000, collaborando con le suore di Madre Teresa di Calcutta e con l’aiuto di alcuni suoi allievi, si prodigò ad aiutare tanti pazienti nell’Albania dilaniata dalla guerra e dalla povertà.
Per tutti noi è stato un vero “Maestro” di cardiologia e di vita, con consigli, stimoli e suggerimenti, mai banali, anzi quasi sempre critici e scomodi ma alla fine utili e produttivi. Tutti i suoi allievi lo sentiranno sempre vicino nella professione cardiologica e si chiederanno spesso.…cosa e come avrebbe fatto il Prof. Rossi?

Dr. Eraldo Occhetta
(un “suo” allievo)

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