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L’AIAC saluta il Professor Attilio Maseri

Il 3 settembre ci ha lasciati il Professor Attilio Maseri, un gigante della cardiologia mondiale.

Nato ad Udine nel 1935, si è laureato a Padova nel 1960 e specializzato in Cardiologia ed in Medicina Nucleare presso l’Università di Pisa. Assunto l’incarico di professore associato e di responsabile del centro ricerche coronariche del CNR di Pisa nel 1967, ha iniziato la prolifica strada di ricerca sulla fisiopatologia delle sindromi coronariche acute, inizialmente incentrata sul ruolo della vasocostrizione e successivamente sull’infiammazione della placca, condizionando profondamente i successivi decenni della ricerca sulle sindromi coronariche acute.

Divenuto nel 1979 professore presso la Royal Medical School di Londra e direttore della cardiologia dell’Hammersmith Hospital, rientrò nel 1991 in Italia come professore ordinario e direttore della cardiologia del Policlinico Gemelli e nel 2002 si trasferì a Milano come professore di cardiologia all’Università Vita e Salute dell’Ospedale San Raffaele.

Ha curato Papi e teste coronate, la sua carriera è stata costellata di premi ed onorificenze internazionali. Tanti gli allievi ed i collaboratori che hanno lavorato con lui negli anni; colpisce constatare quanti di loro abbiano ricoperto o tuttora ricoprano ruoli apicali e prestigiosi in tutto il mondo.

Vanto ed ambasciatore della cardiologia Italiana, mi permetto di rubare al nostro presidente eletto una definizione che rende chiaramente la fama ed il rispetto internazionale verso la sua figura: “Come la Ferrari, Il professor Maseri era l’orgoglio dei cardiologi italiani all’estero”.

Ha insegnato a cercare dove gli altri non guardano ed a vedere i dati per come la natura ce li presenta, ignorando pregiudizi e/o ipotesi di partenza; perché più forte della ragione è la paura di usarla, insegnando a non chinarsi alle contraddizioni od alle ridicole scappatoie.

Carico di speranze e taciti rimproveri, i suoi numerosi allievi accoglieranno il commiato come un ideale passaggio di consegne, alcuni consolati dal privilegio di essere stati il soggetto destinatario di una sua frase: “He will fly high”.

Andarsene è il destino di tutti ma lui ha chiuso come i grandi: con straordinarie opere di solidarietà alla sua terra, il Friuli, consapevole che “grande è l’arte di iniziare ma più grande è l’arte di finire”. Vivrà nelle parole e nelle azioni di coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo.

 

Giovanni Battista Forleo
a nome di tutto il Consiglio Direttivo Nazionale dell’AIAC
e di tutta la comunità aritmologica italiana

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