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Le differenze di genere nel mondo dell'elettrofisiologia

Le donne sono ancora sottorappresentate nel mondo dell’elettrofisiologia e poche hanno raggiunto posizioni dirigenziali. È quanto emerge dalla Survey Global career Choices in EP promossa dall’Electrophysiologist International Community Alliance (EPIC Alliance).


Al recente congresso Progress in Clinical Pacing che si tenuto a Roma, la professoressa Jeanne Poole dell’Università di Washington ha presentato i risultati preliminari della Survey “Global career Choices in EP”

La Survey condotta on-line nel periodo di ottobre-novembre 2012 si era posta l’obiettivo di fotografare quale sia la realtà dei percorsi formativi a livello europeo e statunitense e quale fosse la percezione sulle difficoltà incontrate nel percorso formativo in elettrofisiologia.

Di rilievo è stata la partecipazione degli aritmologi italiani, che grazie al link alla Survey presente sul nostro sito AIAC, hanno contribuito per il 15% dei questionari completati (con una partecipazione globale di aritmologi statunitensi 35%, tedeschi 9%, inglesi 9%, altri stati 32%). Equilibrata la risposta tra donne e uomini ( 53% vs 47%). Negli Stati Uniti le donne rappresentano il 12% dei cardiologi clinici, meno del 10% dei cardiologi interventisti e il 30% dei cardiologi pediatri; nel biennio 2011/2012 nei percorsi di specializzazione in cardiologia e in cardiologia interventistica degli Stati Uniti le donne rappresentano rispettivamente il 20% ed il 12% dei partecipanti.

Sono interessanti i dati che emergono sull’importanza di avere un mentore durante il percorso di formazione invasiva in elettrofisiologia: sicuramente la disponibilità e le qualità umane del mentore emergono come determinanti nell’aiuto per un giovane cardiologo che si affaccia al percorso invasivo di elettrofisiologia, ma una donna mentore viene spesso considerata più comprensiva e di supporto nel capire come trovare un equilibrio tra vita e lavoro.

Un altro dato significativo evidenziato dalla Survey è la differenza di genere percepita nell’offerta di opportunità ai giovani elettrofisiologi, ma d’altra parte è diffusa anche l’idea che lavorando intensamente ( e più dei colleghi uomini) le donne possano avere le stesse opportunità di carriera.

Per quanto concerne la vita privata risulta che il 32% delle donne sono single versus solo il 9% degli uomini e più frequentemente vivono da sole o solo con i figli. Inoltre, le donne utilizzano significativamente più tempo per lavorare a casa e si occupano di più della gestione della casa e dei parenti anziani. Rispetto agli uomini prendono meno giorni di ferie, rispettivamente 61% vs 70% per >21 gg/anno. Un altro dato interessante è che più frequentemente le donne lavorano più di 12 ore al giorno ( 25% vs 15%). Emerge quindi una maggiore difficoltà per le donne nel trovare un equilibrio nella vita privata.

Riguardo allo stato di soddisfazione percorso lavorativo: lo è il 70% delle donne versus l’80% degli uomini. Mentre solo il 40%, indipendentemente dal sesso, si ritiene appagato dal punto di vista economico.

In conclusione, la Survey rileva che le donne sono sottorappresentate nel mondo dell’elettrofisiologia e poche hanno raggiunto posizioni dirigenziali (dato noto negli USA da una Survey dell’Heart Rhythm Society); inoltre nonostante situazioni lavorative simili, le donne percepiscono di non avere le stesse opportunità di carriera degli uomini e sono meno soddisfatte degli obiettivi raggiunti. Molte donne, ma non tutte, hanno la percezione di essere state discriminate nel loro percorso e di non avere supporto per la gestione dell’ambito familiare.

La collaborazione internazionale tra le donne nel mondo della cardiologia interventistica è sicuramente un obiettivo da raggiungere per aiutare e consigliare chi trova difficoltà nel percorso formativo e nell’equilibrio tra vita lavorativa e familiare, come si propone l’EPIC Alliance.

Laura Vitali Serdoz
S.C. Cardiologia
Azienda Ospedaliera Universitaria di Trieste

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