Notizie e commenti

Minerva all'AHA 2013

Le terapie di stimolazione atriale si associano a una riduzione della fibrillazione atriale permanente. Lo dimostrano i risultati dello studio clinico randomizzato MINERVA presentato al meeting dell’American Heart Association. Il contributo dell’Aritmologia italiana a questo studio è stato fondamentale.

I risultati dello studio MINERVA (MINimizE Right Ventricular pacing to prevent Atrial fibrillation and heart failure) sono stati presentati come Late Breaking Clinical Trial in occasione della Sessione Scientifica dell’American Heart Association 2013 che si è tenuto a Dallas dal 16 al 20 novembre. Lo studio ha dimostrato che in pazienti con bradicardia e fibrillazione atriale, pacemaker di nuova generazione, dotati di algoritmi avanzati di stimolazione atriale e ventricolare, sono in grado di ridurre del 26% l’endpoint composto da mortalità, ospedalizzazioni per cause cardiovascolari o FA permanente a due anni, (endpoint primario dello studio) rispetto ai pacemaker standard. In particolare, gli effetti più evidenti sono stati un notevole rallentamento della progressione della malattia atriale verso forme di FA permanente, con una diminuzione del rischio relativo del 61% a due anni e la diminuzione del numero di pazienti con episodi di FA di durata maggiore a un giorno e due giorni e del numero di pazienti con FA persistente. Inoltre, l’utilizzo della tecnologia con pacemaker più avanzati ha determinato una notevole diminuzione relativa, pari al 52%, dei ricoveri ospedalieri e visite al pronto soccorso dovute a FA e una significativa riduzione delle cardioversioni atriali.

I commenti

“Il nostro studio è il primo a dimostrare che i pacemaker dotati di algoritmi avanzati di stimolazione sono in grado di rendere più lenta l’evoluzione di una patologia pericolosa come la fibrillazione atriale, l’aritmia più comune nella pratica clinica italiana, la cui presenza è associata a un maggior rischio di scompenso cardiaco, ictus e morte” ha dichiarato il professore Luigi Padeletti, ordinario di Cardiologia presso l’Università di Firenze, presidente dell’AIAC e principale investigatore dello studio MINERVA. “Per questo motivo, evitando la progressione verso FA di lunga durata diminuisce il rischio per il paziente di sviluppare patologie pericolose per la sua vita.”

“Questo è il primo studio in cui si dimostra che l’utilizzo dei sistemi avanzati di stimolazione cardiaca non solo determina un beneficio clinico ritardando la progressione della FA, ma ha anche una ricaduta positiva sui costi sanitari” ha dichiarato il professore Giuseppe Boriani, dell’Istituto di Cardiologia dell’Università di Bologna, che ha presentato, come principale autore, lo studio MINERVA al congresso dell’AHA “I risultati di questo studio sono molto importanti dal punto di vista clinico e le linee guida delle Società Scientifiche dovrebbero essere aggiornate sulla base di queste stringenti evidenze.”

Lo studio

Lo studio prospettico e randomizzato MINERVA ha valutato gli effetti dell’insieme di algoritmi di stimolazione atriale e ventricolare presenti nei pacemaker Medtronic di nuova generazione ovvero:
• l’algoritmo per la stimolazione ventricolare denominato “MVP” (Managed Ventricular Pacing) che dà preferenza al ritmo cardiaco fisiologico, in modo da ridurre la stimolazione ventricolare ai momenti in cui questa è necessaria e quindi potenzialmente ridurre i pericoli associati a una stimolazione non necessaria del ventricolo destro;
• tre algoritmi per la stimolazione atriale, denominati “Atrial Intervention Pacing” che aumentano la frequenza di stimolazione atriale per contrastare il verificarsi di potenziali eventi di tachiaritmia atriale e quindi per prevenire l’innesco di episodi di FA;
• due algoritmi per la stimolazione atriale, denominati Ramp e Burst+, integrati in una nuova piattaforma per l’interruzione delle tachiaritmie atriali regolari denominata “Reactive ATP” (Atrial Antitachycardia Pacing), in cui la stimolazione avviene dopo l’insorgenza di una tachiaritmia atriale per ripristinare il ritmo sinusale.

I pazienti arruolati avevano l’indicazione all’impianto di un pacemaker bicamerale e precedente riscontro di fibrillazione atriale (in più dell’80% dei pazienti) o altra tachiaritmia atriale. La fibrillazione atriale è una frequente anomalia del ritmo cardiaco a causa della quale il sangue, non pompato più correttamente, ristagna all’interno delle camere superiori del cuore (gli atri), favorendo la formazione di trombi che, se entrano nel circolo sanguigno, possono arrivare al cervello e provocare un ictus cerebrale. Attualmente si stima che in Europa oltre 6 milioni di persone siano affetti da questa patologia, anche se ci si aspetta un’ulteriore crescita, in quanto legata all’invecchiamento della popolazione. Circa il 25% dei pazienti hanno FA al momento dell’impianto di pacemaker e circa il 25% dei pazienti sviluppa FA tra quelli che non avevano FA durante il follow-up clinico del paziente successivo all’impianto del pacemaker.

L’Aritmologia italiana come capofila

Lo studio MINERVA ha coinvolto 63 Ospedali in Europa, Medio Oriente e Asia di cui 24 in Italia, per un totale di 1.166 pazienti. Il contributo dell’Aritmologia italiana a questo studio è stato fondamentale, sia in fase di pianificazione, che di attuazione e di analisi dei dati. In Italia, oltre all’Azienda Ospedaliera Careggi di Firenze e al Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, hanno contribuito molti centri cardiologici tra cui in particolare l’Ospedale Civile G. Mazzini di Teramo, l’Ospedale San Filippo Neri di Roma e l’Ospedale Maggiore di Crema. La lista completa dei 24 centri cardiologici Italiani e dei principali cardiologi coinvolti è riportata nel seguito, seguendo l’ordine alfabetico degli investigatori.

Giuseppe Boriani
Istituto di Cardiologia, Università degli Studi, Bologna

 

Studio MINERVA: centri cardiologici italiani e principali cardiologi coinvolti

M Accogli – Azienda Ospedaliera Card. G. Panico, Tricase
M Bernasconi – Ospedale San Carlo Borromeo, Milano
G Boriani, M Biffi, I.Diemberger, C.Martignani, M Ziacchi- Policlinico Sant Orsola-Malpighi, Bologna
GL Botto, M Luzi, G Russo, B Mariconti – Ospedale S.Anna, Como
D Tarricone, G Bacchioni – Ospedale S. Paolo P.M., Milano
P Capogrosso, G Covino, M Volpicelli – Ospedale S. Giovanni Bosco, Napoli
M Gulizia, M Francese – Az.Osp. Garibaldi -Osp. Garibaldi Nesima, Catania
G Inama – Ospedale Maggiore di Crema, Crema
F Magliari, ECL Pisanò, G Milanese – Ospedale Vito Fazzi, Lecce
M Marini – P.O. di Trento P.O.S.Chiara, Trento
S Orazi – Ospedale San Camillo de Lellis, Rieti
L Padeletti, P Pieragnoli, G Ricciardi – Azienda Ospedaliera Careggi, Firenze
L Pandolfo – Ospedale S. Spirito, Roma
GB Perego – Ist. Auxologico Italiano-Ospedale S.Luca, Milano
G Piccione – Ospedale Maggiore di Modica, Ragusa
LG Piraino, A Stabile – A.R.N.A.S. Ospedale Civico e Benfratelli, Palermo
A Proclemer, D Facchin – Az. Ospedaliera S.Maria della Misericordia, Udine
W Rauhe – Ospedale Regionale San Maurizio, Bolzano
F Romeo, L Santini, GB Forleo, D Sergi – A. O. Universitaria Policlinico Tor Vergata, Roma
F Ruffa – Ospedale Manzoni, Lecco
M Santini, R Ricci, C Pignalberi – Ospedale San Filippo Neri, Roma
P Serra, G Speca – Ospedale Civile G. Mazzini, Teramo
R Tomei, G. Morani, L. Tomasi – Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento, Verona
F Zerbo, F Zoppo – Ospedale Civile di Mirano, Mirano

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