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Morfologia dell’auricola sinistra e rischio cardioembolico

La morfologia dell’auricola sinistra può influenzare il rischio di eventi cardioembolici in pazienti affetti da fibrillazione atriale non valvolare. Una recente metanalisi, pubblicata su Heart Rhythm, ha valutato il rischio di stroke/TIA associato ad ognuna delle quattro morfologie principali di auricola sinistra: cactus, windsock, cauliflower e chicken wing.

L’ictus tromboembolico è una delle più temibili complicanze dalla fibrillazione atriale non valvolare. In considerazione della prevalenza crescente di tale aritmia e del rischio di eventi cardioembolici ad essa correlato, che si stima essere in media 5 volte maggiore rispetto alla popolazione generale, un’accurata stratificazione del rischio di accidenti cerebrovascolari è fondamentale per decidere se e quando iniziare la terapia anticoagulante orale. Ad oggi, lo score CHAD2DS2VASc è il principale strumento per la stratificazione del rischio di eventi tromboembolici nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare. Tuttavia, non esiste una completa concordanza fra le linee guida europee ed americane sull’eventuale inizio della terapia anticoagulante orale nei pazienti a rischio basso/intermedio di eventi tromboembolici. L’auricola sinistra (LAA) è, per le sue stesse caratteristiche strutturali ed emodinamiche, la sede dove più frequentemente (95% dei casi) può formarsi un trombo in corso di fibrillazione atriale. Studi recenti hanno dimostrato che la morfologia di LAA può influenzare il rischio di eventi tromboembolici. Sulla base dei dati ottenuti dalle immagini di tomografia computerizzata e risonanza magnetica, sono state identificate 4 morfologie ricorrenti di LAA: cactus, windsock, cauliflower e chicken wing (1).

Uno studio recente di Di Biase e collaboratori (2) ha riportato un rischio di eventi cardioembolici significativamente minore fra i pazienti con morfologia di LAA tipo chicken wing (odd ratio: 0.21, 95% confidence interval: 0.05 to 0.91, p = 0.036). All’analisi multivariata, condotta sui dati relativi a 932 pazienti affetti da fibrillazione atriale non valvolare, il rischio di stroke/TIA è risultato essere maggiore in caso di LAA tipo cactus, windsock e cauliflower e, rispettivamente, 4.08X (p = 0.046), 4.8X (p = 0.038) e 8.0X (p = 0.056), rispetto al rischio associato ad LAA tipo chicken wing.  Sulla base di tali osservazioni, il gruppo del professor Luigi Di Biase, presso l’Albert Einstein College of Medicine di New York, ha condotto una metanalisi nel tentativo di identificare il rischio di eventi tromboembolici correlato alle diverse morfologie di LAA in una popolazione di pazienti con fibrillazione atriale a rischio basso/intermedio di eventi ischemici cerebrali (CHADS2 score <2).

Lo studio

Lo studio (3), pubblicato su Heart Rhythm, ha analizzato i dati di 8 studi per un totale di 2596 pazienti con fibrillazione atriale non valvolare. La prevalenza totale di eventi tromboembolici è stata del 16% (n=410) e i pazienti con CHADS2 <2 sono risultati l’84% della popolazione totale (n=1872). I pazienti con morfologia di LAA tipo chicken wing hanno presentato un rischio di eventi tromboembolici del 54% più basso rispetto alle altre morfologie di LAA e, nello specifico, più basso del 62% rispetto alla morfologia cauliflower, del 52% rispetto alla morfologia windsock e del 51% rispetto alla morfologia cactus (chicken wing vs cauliflower: OR 0.38; 95% CI 0.26-0.56; chicken wing vs windsock: OR 0.48; 95% CI 0.31-0.73; chicken wing vs cactus: OR 0.49; 95% CI 0.36-0.66).

 

Conclusioni

I pazienti con fibrillazione atriale non valvolare e rischio basso/intermedio di eventi ischemici cerebrali (calcolato mediante lo score CHADS2), in cui si riscontra una morfologia di LAA tipo chicken wing, presentano un rischio di eventi tromboembolici significativamente minore rispetto ai pazienti con morfologia non chicken wing.

In considerazione delle discrepanze esistenti fra le linee guida correnti, la morfologia di LAA potrebbe rappresentare un utile strumento per la stratificazione del rischio reale di eventi tromboembolici fra i pazienti attualmente considerati a rischio basso/intermedio, indirizzando il cardiologo verso l’eventuale inizio della terapia anticoagulante orale.

Domenico Giovanni Della Rocca, MD
Dipartimento di Cardiologia, Policlinico “Tor Vergata”, Roma

 

Bibliografia

  1. Wang Y, Di Biase L, Horton RP, et al. Left atrial appendage studied by computed tomography to help planning for appendage closure device placement. J Cardiovasc Electrophysiol 2010; 21: 973-82.
  2. Di Biase L, Santangeli P, Anselmino M, et al. Does the left atrial appendage morphology correlate with the risk of stroke in patients with atrial fibrillation? Results from a multicenter study. J Am Coll Cardiol 2012; 60: 531-8.
  3. Lupercio F, Carlos Ruiz J, Briceno DF, et al. Left atrial appendage morphology assessment for risk stratification of embolic stroke in patients with atrial fibrillation: a meta-analysis. Heart Rhythm 2016; 13: 1402-9.

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