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Quel rischio di… perforazione cardiaca

La perforazione cardiaca è una delle complicanze più temibili dell’impianto di elettrocateteri a fissazione attiva. Uno studio recente pubblicato su Europace ha valutato l’incidenza di tale complicanza: a maggior rischio i pazienti più anziani, di sesso femminile o in cui l’elettrocatetere ventricolare destro sia posizionato in sede apicale.

La perforazione cardiaca secondaria al posizionamento di elettrocateri per stimolazione e defibrillazione rappresenta una delle complicanze più temibili dell’impianto di dispositivi cardiaci impiantabili. Tale evenienza è più frequente qualora si ricorra ad elettrocateteri a fissazione attiva che, a fronte di una maggiore stabilità, sono responsabili di un maggiore traumatismo alle strutture cardiache.

La perforazione cardiaca da elettrocatetere è un’evenienza che si manifesta generalmente in acuto, vale a dire durante la manipolazione o entro le prime 24 ore dall’impianto. Tuttavia, le perforazioni possono essere subacute, cioè manifestarsi a distanza di 1-30 giorni dall’impianto o tardive e manifestarsi a più di 30 giorni dall’impianto. La perforazione cardiaca deve essere sospettata ogniqualvolta il paziente lamenti un dolore toracico improvviso tipo pericarditico, sintomi clinici quali tachicardia, dispnea e, nel caso più grave di un tamponamento cardiaco, compromissione emodinamica. Innalzamento della soglia di stimolazione o di sensing, stimolazione diaframmatica, avanzamento dell’elettrocatetere oltre l’ombra cardiaca all’esame radiografico e presenza di versamento pericardico all’esame ecocardiografico sono altri elementi che devono far sospettare una perforazione.

Uno studio recente di Oscar Cano et al. (1), pubblicato sulla rivista Europace, ha valutato l’incidenza e i fattori predisponenti alla perforazione cardiaca in pazienti sottoposti ad impianto di elettrocateteri a fissazione attiva per stimolazione e defibrillazione cardiaca definitiva.

Lo studio

Lo studio retrospettivo osservazionale ha valutato gli outcome a breve e lungo termine di 3822 cateteri a fissazione attiva per stimolazione (n = 3035) e defibrillazione (n = 787) cardiaca in 2200 pazienti sottoposti ad impianto di dispositivo cardiaco impiantabile fra luglio 2008 e luglio 2015. In totale, 17 pazienti  (0,8%) hanno presentato una perforazione cardiaca clinicamente rilevante (13 perforazioni acute e 4 subacute). In 13 pazienti (0,5%) è stato riscontrato un tamponamento cardiaco che ha richiesto una pericardiocentesi. Nessun caso di perforazione ha richiesto un approccio chirurgico. All’analisi multivariata, età > 80 anni, sesso femminile e posizione apicale dell’elettrocatetere ventricolare destro sono risultati fattori predisponenti indipendenti alla perforazione cardiaca.

Conclusioni

La perforazione cardiaca secondaria al posizionamento di elettrocateteri a fissazione attiva per stimolazione e defibrillazione cardiaca definitiva è un’evenienza rara, che può richiedere la pericardiocentesi ma generalmente non necessita di un approccio chirurgico. Tale complicanza è più frequente nei pazienti di età avanzata, di sesso femminile o in caso di posizionamento dell’elettrocatetere ventricolare destro in sede apicale.

Domenico Giovanni Della Rocca, MD
Dipartimento di Cardiologia, Policlinico “Tor Vergata”, Roma

Bibliografia

1. Cano Ó, Andrés A, Alonso P, Osca J, Sancho-Tello MJ, Olagüe J, Martínez-Dolz L. Incidence and predictors of clinically relevant cardiac perforation associated with systematic implantation of active-fixation pacing and defibrillation leads: a single-centre experience with over 3800 implanted leads. Europace 2016 Feb 3.

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