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Prevedere il rischio di infezioni dei device

Dallo studio PREDICT-SAB come calcolare il rischio individuale di infezione del pacemaker o defibrillatore impiantabile di pazienti con batteriemia da Staphylococcus aureus. Il modello sulla rivista Circulation: Arrhythmia and Electrophysiology.

L’infezione dei dispositivi cardiaci è una delle maggiori complicanze dell’impianto di pacemaker e defibrillatori. Il fattore tempo gioca un ruolo fondamentale: se infatti non si interviene precocemente, il processo infettivo inizialmente limitato alla cute della tasca del dispositivo cardiaco invade il circolo sanguigno. Lo Staphylococcus aureus, che si associa a un’alta morbitilità e mortalità, è tra i maggiori responsabili delle infezioni dei sistemi di stimolazione cardiaca permanente. Si calcola che dal 30% al 50% dei pazienti con batteriemia stafilococcica ha una sottostante infezione del device cardiaco elettronico impiantabile. L’approccio al trattamento, supportato da numerose evidenze, richiede la terapia antibiotica specifica e la rimozione dell’intero sistema di stimolazione.

Prevedere in anticipo un alto rischio di infezione può essere utile per monitorare attentamente il paziente e intervenire precocemente nell’eventualità che l’infezione prenda piede prima che degeneri in sepsi e valutare se si rende necessaria la rimozione dei cateteri. Lo studio retrospettivo PREDICT-SAB, pubblicato in anteprima online sulla rivista Circulation: Arrhythmia and Electrophysiology, si è proposto di individuare una serie di predittori clinici delle infezioni dei device in quei pazienti che presentano una batteriemia di Staphylococcus aureus ma senza segni clinici di infezione della tasca del device.

Lo studio

Lo studio ha esaminato retrospettivamente i dati di 131 pazienti con batteriemia di Staphylococcus aureus che avevano ricevuto l’impianto di dispositivo cardiaco elettronico tra il 2001 e 2011 alla Mayo Clinic. Sulla base di criteri clinici e/o elettrocardiografici, il 34% di questi pazienti aveva diagnosi di infezione sottostante al dispositivo cardiaco.

Con un modello regressione logistica multivariata sono stati individuati quattro fattori che erano indipendentemente associati a un incremento del rischio di infezione del dispositivo cardiaco impiantabile: la presenza di un pacemaker permanente piuttosto che un defibrillatore cardiovertitore impiantabile (OR 3.90, 95% CI 1.65-9.23), P=0.002), l’aver dovuto effettuare più di 1 revisione del device (OR 3.30, 95% CI 1.23-8.86, P=0.018), una durata batteriemia di Staphylococcus aureus > 4 giorni (OR 5.54, 95% CI 3.32-13.23, P<0.001). Le aree sotto la curva ROC sono risultate 0,79 indicando una buona capacità discriminatoria nel distinguere i pazienti positivi allo stafilococco e senza un’infezione del dispositivo cardiaco.

Conclusioni

I risultati dello studio PREDICT-SAB suggeriscono che, nel caso di un paziente con batteriemia da stafilococco aureo ma nessun segno di infezione alla tasca, il clinico può stimare il rischio individuale di sviluppare un’infezione del dispositivo sulla base della presenza o assenza di tre fattori di rischio: il tipo di device che è stato impiantato (il pacemaker è più a rischio di infezione), il numero di revisioni del dispositivo e la durata della batteriemia.

I pazienti che non soddisfano nessun fattore di rischio avrebbero una probabilità molto bassa di infezione sottostante e potrebbero quindi essere monitorati attentamente senza intervenire con una estrazione immediata del device. Tuttavia, concludono gli stessi autori, sono necessari degli studi prospettici per validare questo modello statistico per la previsione del rischio di infezione del device.

laura tonon

Bibliografia
M. Rizwan Sohail, Bharath Raj Palraj, Sana Khalid, et al. Predicting Risk of Endovascular Device Infection in Patients with Staphylococcus aureus Bacteremia (PREDICT-SAB). Circulation Arrhythmia and Electrophysiology. Published online before print December 12, 2014, doi: 10.1161/CIRCEP.114.002199

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