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Registro italiano pacemaker e defibrillatori: dati 2015

RIP e RID

Pubblicato sul Giornale italiano di Cardiologia il bollettino sulle attività dei centri italiani. Si osserva una stabilità nelle indicazioni all’impianto di pacemaker, mentre l’uso di PM biventricolari è limitato a un numero molto limitato di pazienti. Confermato il largo utilizzo di ICD biventricolari.

Il Registro italiano pacemaker e defibrillatori dell’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione raccoglie annualmente i principali dati demografici e clinici dei pazienti trattati con primo impianto o sostituzione di PM e ICD. Anche per l’anno 2015 vengono presentati i dati riguardanti le principali indicazioni all’impianto di PM o ICD e la tipologia dei PM-ICD impiantati, in base ai dati provenienti dai centri italiani collaboranti. Metodi. Il Registro PM-ICD accoglie prospettivamente l’attività nazionale di impianto sulla base delle Tessere Europee dei portatori di dispositivo.

Risultati del Registro pacemaker
Sono stati raccolti dati su 24.285 impianti di PM (19.194 primi impianti e 5091 sostituzioni). Il numero di Centri coinvolti è stato di 218. L’età mediana dei pazienti sottoposti ad impianto è stata di 81 anni (75 I quartile; 86 III quartile). Le indicazioni ECG hanno riguardato difetti della conduzione atrioventricolare nel 42.8% dei primi impianti, differenti aspetti della malattia del nodo del seno nel 22,9%, la fibrillazione/flutter atriale associati a bradicardia nel 15,1%, altre indicazioni nel 19,2%. Tra i difetti di conduzione atrioventricolare, i blocchi atrioventricolari di terzo grado hanno rappresentato l’evenienza più comune (23,8% dei primi impianti). PM monocamerali sono stati utilizzati nel 26,9% dei primi impianti, PM bicamerali nel 63,4%, PM biventricolari nell’1,8% e PM atrio-guidati con singolo catetere ventricolare nel 7,9%.

Risultati del Registro defibrillatori
Sono stati raccolti dati su 15.363 impianti (11.453 primi impianti e 3910 sostituzioni). Il numero di Centri coinvolti è stato di 434. L’età mediana dei pazienti sottoposti ad impianto è stata di 71 anni (63 I quartile; 78 III quartile). La prevenzione primaria ha riguardato il 77,3% dei primi impianti, quella secondaria il 22,7%; in particolare l’arresto cardiaco è stato riportato nell’8,0%. ICD monocamerali sono stati utilizzati nel 29,3% dei primi impianti, ICD bicamerali nel 34,6% e ICD biventricolari nel 36,1%.

Conclusioni
Il Registro PM e ICD appare di fondamentale importanza per monitorare l’utilizzo di PM e ICD su scala nazionale con approfondita valutazione delle principali caratteristiche demografiche e cliniche. Il Registro PM ha evidenziato una stabilità nelle indicazioni clinico-elettrocardiografiche all’impianto e una netta prevalenza delle modalità di stimolazione atrio-guidate. L’uso di PM biventricolari ha riguardato invece un numero molto limitato di pazienti. Il Registro ICD ha confermato il largo utilizzo di ICD biventricolari, in accordo con le linee guida e i grandi trial.

 

Il bollettino 2015

Proclemer A, Zecchin M, D’Onofrio A, et al. Registro Italiano Pacemaker e Defibrillatori – Bollettino Periodico 2015 – Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione. G Ital Cardiol 2017; 18: 67-79.

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