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ATP in prevenzione primaria: S-ICD vs TV-ICD

L’impiego dell’S-ICD nella pratica clinica quotidiana è sempre più frequente, come confermano i risultati delle recenti survey indette dall’European Heart Rhythm Association (1) e dell’AIAC (2). A livello europeo si sono indagate le principali ragioni che hanno portato alla scelta di un dispositivo o dell’altro. Su un campione di 429 pazienti al 19,8% è stato impiantato l’S-ICD e i principali criteri adottati per l’impianto sono risultati essere: la giovane età dei pazienti, la previsione delle complicanze solitamente associate e la preferenza del paziente a cui sono stati illustrati punti di forza e di debolezza di entrambi i dispositivi impiantabili per una scelta consapevole, una scelta fatta anche in relazione alla loro attività fisica.  A livello nazionale è emerso dalla survey AIAC “S-ICD Why not?” che l’S-ICD potrebbe avere un maggior impiego ma, a oggi,  viene adoperato prevalentemente nella prevenzione secondaria della morte improvvisa, in pazienti giovani e con canalopatie. Entrambe le survey indicano che in quasi la metà dei casi il motivo più comune per la scelta di un TV-ICD rispetto a un S-ICD è la percezione della necessità di ATP.

I dati dello studio MADIT-RIT hanno tuttavia dimostrato che una terapia ritardata e con taglio di frequenza elevata riduce il rischio di interventi inappropriati (3). Per approfondire ulteriormente l’indagine, si sono confrontate le percentuali di eventi solo ATP, ATP più shock, e solo shock in MADIT-RIT, in 1.500 pazienti in prevenzione primaria, per aritmie ventricolari con frequenza di 200 bpm e oltre. I pazienti sono stati randomizzati secondo programmazione ICD standard storica ≥ 170 dpm (braccio A), una strategia di programmazione con frequenza di intervento elevata ≥ 200 bpm (braccio B) o una strategia con durata di rilevazione prolungata (60 s ≥ 170 bpm e 12 s ≥ 200 bpm) (braccio C) (3). La percentuale di trattamento con ATP iniziale variava tra i bracci: 10,5% nel braccio A, 4,2% nel braccio B e 2,5% nel braccio C. Le percentuali finali di shock erano simili (3,5% nel braccio A, 4,2% nel braccio B e 3,3% nel braccio C), a riprova del fatto che l’ATP non riduce la necessità di shock (3).

Vedi anche:
S-ICD e ATP, in arrivo la gestione modulare del ritmo cardiaco
“S-ICD Why Not?”: i risultati della survey

Bibliografia

  1. Botto GL, Forleo GB, Capucci A et al. The Italian subcutaneous implantable cardioverter-defibrillator survey: S-ICD, why not? Europace 2017; 19(11): 1826-32.
  2. Boveda S, Lenarczyk R, Fumagalli S et al. Factors influencing the use of subcutaneous or transvenous implantable cardioverter-defibrillators: results of the European Heart Rhythm Association prospective survey. Europace 2018; 20(5): 887-92.
  3. Schuger C, Daubert J, Zareba W et al. Avoiding unnecessary therapy for arrhythmias ≥ 200bpm: results from MADIT-RIT. Heart Rhythm Society 2019; San Francisco.

 

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