Defibrillatore sottocutaneo: ruolo nell’ACHD “complessa”

La scelta di procedere all’impianto di un defibrillatore sottocutaneo potrebbe associarsi a benefici considerevoli in alcuni sottogruppi di pazienti con cardiopatia congenita dell’adulto (ACHD), come quelli affetti da aritmie ventricolari potenzialmente letali e quelli in attesa di trapianto di cuore. È quanto emerge dai risultati del Registro “Monaldi care”, pubblicati di recente sull’International Journal of Cardiology nella sezione Congenital Heart Disease, relativo a tutti i pazienti impiantati con S-ICD presso l’Ospedale Monaldi di Napoli (1).
Negli ultimi decenni la terapia con defibrillatore impiantabile per la prevenzione della morte cardiaca improvvisa si è consolidata anche negli adulti con ACHD. In questo specifico gruppo di pazienti l’impianto di defibrillatori convenzionali transvenosi può però risultare problematico a causa di anatomie complesse o per l’assenza di accessi vascolari adeguati. Si è quindi ipotizzato che il defibrillatore sottocutaneo (S-ICD), progettato proprio per superare queste limitazioni, potesse rappresentare una soluzione ottimale per questa popolazione. Le evidenze relative all’impiego di questa specifica tecnologia in questi pazienti, tuttavia, sono ancora molto limitate.
Dal 2013 l’Ospedale Monaldi di Napoli conduce un’esperienza clinica preliminare su tutti i pazienti sottoposti a impianto di S-ICD, collezionando i dati all’interno di uno specifico registro: il “Monaldi Care”. A partire da una coorte di 297 soggetti impiantati con S-ICD è stato possibile indagare l’utilizzo di questa tecnologia in 14 pazienti affetti da ACHD “complessa” – la casistica più numerosa al momento descritta in letteratura – definiti secondo i criteri delineati nelle ultime linee guida 2018 AHA/ACC Guideline for the Managementof Adults with Congenital Heart Disease (2).
Tutti i pazienti hanno dimostrato una buona compatibilità con il sistema impiantato. Non è stata riscontrata alcuna complicanza in acuto (durante la procedura di impianto e nel decorso post-operatorio) o nel medio-lungo termine (follow-up mediano 23 ± 19.5 mesi) in termini di infezioni e/o erosioni. Durante il periodo di osservazione 2 pazienti hanno presentato episodi di fibrillazione ventricolare correttamente cardiovertiti dal defibrillatore, 2 sono stati sottoposti a trapianto cardiaco mentre uno è deceduto per scompenso cardiaco refrattario.
L’S-ICD sembra quindi essere, nei pazienti con ACHD complessa senza necessità di stimolazione, una valida alternativa al sistema transvenoso. Saranno ovviamente necessari ampi studi comparativi prospettici per valutare appieno il potenziale dell’S-ICD in questa popolazione, soprattutto per quanto riguarda i pazienti in attesa di trapianto cardiaco.
Bibliografia
1. Sarubbi B, Correra A, Colonna D, et al. Subcutaneous implantable cardioverter defibrillator in complex adultcongenital heart disease. Results from the S-ICD “Monaldi Care”registry. International Journal of Cardiology – Congenital Heart Disease 2021. doi:10.1016/j.ijcchd.2021.100091
2. Stout KK, Daniels CJ, Aboulhosn JA, et al. 2018 AHA/ACC Guideline for the Management of Adults With Congenital Heart Disease: A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Clinical Practice Guidelines. Circulation 2019;139:e698-e800.