#mappaggio elettroanatomico

Fibrillazione atriale: dove ci guideranno i driver rientranti?

La fibrillazione atriale è un’aritmia complessa, i cui meccanismi responsabili sono oggetto di studio da circa 100 anni. L’eterogeneità di tale aritmia è legata alla presenza di meccanismi elettrofisiologici e substrati anatomici diversi (1). Un ruolo fondamentale nell’insorgenza ed il mantenimento della fibrillazione atriale è giocato da trigger, initiator e perpetuator. I trigger innescano l’aritmia in presenza di un substrato favorente (initiator), mentre i perpetuator permettono all’aritmia di sostenersi.

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Rhythmia nell’ablazione della tachicardie ventricolari

Nel corso del congresso EHRA EUROPACE-CARDIOSTIM, tenutosi a Milano lo scorso giugno, Pierre Jais ha riportato l’esperienza dell’Hôpital Cardiologique Haut-Lévéque di Bordeaux nell’ablazione delle tachicardie ventricolari con il nuovo sistema di mappaggio elettroanatomico Rhythmia.

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Rhythmia, il sistema di mappaggio ad alta risoluzione

Intervista video a Paolo Della Bella, Ospedale San Raffaele di Milano. Oltre l’85% delle ablazioni vengono effettuate dopo avere verificato l’attività elettrica del cuore attraverso sistemi di mappaggio elettroanatomico che rivestono un ruolo essenziale fornendo le informazioni necessarie per diagnosticare e trattare le aritmie con maggiore efficacia e sicurezza. Tra questi sistemi prende posto la tecnologia Rhythmia.

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La navigazione con CARTO-UNIVU

Sicurezza e riduzione delle dosi di radiazioni ionizzanti, a cui sono esposti pazienti e operatori, con il nuovo software CARTO-UNIVU nell’ablazione di diverse forme di aritmie cardiache. L’esperienza di un singolo centro sulla rivista Europace.

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Il mappaggio per il trattamento delle aritmie cardiache

Intervista video a Maurizio Del Greco, Direttore UO Cardiologia, Ospedale di Rovereto (Trento). Il sistema di mappaggio elettroanatomico rappresenta il cuore del laboratorio di elettrofisiologia. Grazie alla continua evoluzione tecnologica si profila come un efficace sistema di supporto nelle procedure di ablazioni delle aritmie cardiache, spiega Maurizio Del Greco all'XI Congresso Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione. La scelta di adottare tecniche di mappaggio non fluoroscopico può portare a un abbattimento dell'80% dell'esposizione alle radiazioni, sia dei pazienti sia degli operatori sanitari.

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Ablazioni a raggi zero?

L’ablazione transcatetere rappresenta ad oggi la terapia di prima scelta per la cura di molte aritmie cardiache, tuttavia il posizionamento degli elettrocateteri all’interno delle cavità cardiache e la loro visualizzazione durante le procedure avviene tramite l’uso della fluoroscopia. L’esposizione quindi alle radiazioni ionizzanti può essere anche molto prolungata con conseguenti danni biologici per il paziente e gli operatori.

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Quella cardiomiopatia aritmogena che non è così rara…

Intervista video a Domenico Corrado, Professore associato di Malattie dell'apparato cardiovascolare, Università di Padova. La cardiomiopatia aritmogena geneticamente determinata è stato il tema di confronto e discussione di un'interessante Focus on al X Congresso AIAC. Organizzato con il gruppo AIAC Giovani, l’incontro ha visto la partecipazione di Domenico Corrado dell’Università di Padova tra i massimi esperti in Italia di questo malattia cardiologica che non è più così rara. Come diagnosticare queste cardiomiopatie? Quando è appropriato fare il mappaggio elettroanatomico? Un tema molto discusso è lo screening della morte improvvisa nello sport: fino a che punto spingersi nella prevenzione?

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Scarica il redazionale dell'AIAC, dal titolo  “Accesso all’innovazione in aritmologia, nuove tecnologie e nuovi farmaci al servizio del paziente”, pubblicato su Il Sole 24 Ore – Scenari “Guida Salute“.

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Il processo decisionale nella gestione degli ICD nel fine vita

Uno studio degli aspetti relativi alla gestione degli ICD nelle fasi terminali delle malattie e degli eventuali fattori associati all'occorrere di un colloquio con il medico circa il fine vita.

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Disattivazione dei CIED nel fine vita: realtà o solo raccomandazioni?

La maggior parte dei CIED rimane attiva nelle fasi terminali della malattia e il 25% dei pazienti sperimenta uno shock nelle 24 ore prima del decesso.

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