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VENTURE-AF: rivaroxaban versus warfarin

All’Heart Rhythm 2015 sono stati presentati i risultati del primo studio prospettico che ha messo a confronto un nuovo anticoagulante orale – il rivaroxaban – con gli antagonisti della vitamina K nei pazienti con fibrillazione atriale sottoposti ad ablazione transcatetere. “Una terapia anticoagulante, senza interruzioni, è importante per proteggere questi pazienti dalle conseguenze di potenziali gravi episodi trombo-embolici”.

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La sicurezza di rivaroxaban in real life

Dati real life, pubblicati su Clinical Cardiology, mostrano evidenze consistenti in termini di sicurezza, nell’utilizzo in monosomministrazione giornaliera di rivaroxaban. Questi risultati si aggiungono a quelli del rigoroso programma di sorveglianza post-marketing sulla sicurezza di rivaroxaban nella pratica clinica.

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Aggiornamento della scheda tecnica per rivaroxaban

Protezione del rischio ictus in pazienti con fibrillazione atriale sottoposti a cardioversione: alla luce dei risultati positivi dello studio X-VeRT, rivaroxaban in monosomministrazione giornaliera rappresenta l’unica alternativa efficace e ben tollerata, rispetto agli antagonisti della vitamina K ad essere stata validata con uno studio prospettico ad hoc.

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Di cosa abbiamo parlato?

Cari amici, con l’augurio di trascorrere delle serene e meritate vacanze per chi fosse in procinto di partire e con un caloroso ben tornato per chi di voi invece fosse già rientrato, cogliamo l’occasione per riassumere e riproporvi i temi approfonditi sul nostro sito nei primi sette mesi del 2014.

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Il rivaroxaban in alternativa al warfarin nell’ablazione per FA

Nei pazienti che devono essere sottoposti all’isolamento delle vene polmonari mediante ablazione transcatetere a radiofrequenza per fibrillazione atriale (FA), il rivaroxaban può essere usato in sicurezza in alternativa alla somministrazione continua di warfarin durante l’anticoagulazione periprocedurale. Uno studio prospettico multicentrico pubblicato sul Journal of American College of Cardiology dimostra infatti che non c’è un rischio aumentato di complicanze tromboemboliche o emorragiche con l’uso del rivaroxaban rispetto alla terapia ininterrotta con warfarin.

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Rivaroxaban, nuove evidenze dall’HRS 2013

L’efficacia e la sicurezza clinica di una terapia anticoagulante con rivaroxaban in corso di procedure ablative per fibrillazione atriale (FA) sono ancora poco documentate per via della casistica limitata fin qui pubblicata. Inoltre, è ancora dibattuto tra i cardiologi interventistici quale sia la strategia terapeutica migliore in corso di procedura, se ininterrotta o con interruzione ed eventuale transizione con enoxaparina. Giungono pertanto a proposito i nuovi dati positivi presentati al Meeting 2013 della Heart Rhythm Society (HRS) che si è tenuto lo scorso maggio a Denver, importanti perché frutto della pratica clinica originata in differenti centri variamente dislocati nel mondo. Cinque poster presentati all’HRS 2013 hanno infatti riguardato rivaroxaban.

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Blocco percutaneo del ganglio stellato per il trattamento dello storm aritmico: lo studio STAR

Lo storm aritmico è un'emergenza clinica con scarse opzioni terapeutiche. Lo studio STAR (STellate ganglion block for Arrhythmic stoRm), è un importante studio multicentrico italiano, i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sull’European Journal of Cardiology, sulla sicurezza e l’efficacia del blocco percutaneo del ganglio stellato nel trattamento dello storm aritmico.

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Apixaban per la prevenzione dello stroke nella fibrillazione atriale subclinica: lo studio ARTESIA

Recentemente pubblicati sul NEJM i risultati dello studio ARTESIA, trial clinico sul beneficio della terapia anticoagulante orale nei pazienti con fibrillazione atriale subclinica di breve durata e asintomatica per la prevenzione dello stroke.

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Ablazione della fibrillazione atriale parossistica: elettroporazione, radiofrequenza e crioenergia a confronto

L’elettroporazione (PFA) per la cura delle aritmie è recentemente emersa come nuova tecnica ablativa in grado di colpire selettivamente il tessuto cardiaco senza utilizzare una energia “termica”. Nell'articolo recentemente pubblicato di Della Rocca et al. è stata studiata una popolazione real-world di pazienti con fibrillazione atriale ed eseguita una analisi “propensity-score-matched” confrontando PFA, radiofrequenza e crioenergia.

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